Si è concluso a Milano presso il Palazzo del Ghiaccio “Live Wine 2015” evento interamente dedicato ai vini artigianali, naturali, biologici e biodinamici. La prime impressioni sono state subito positive, dalla nutrita fila degli avventori per l’acquisto del biglietto d’ingresso al costo di €15.00 euro comprendenti la guida dell’evento ed il bicchiere per le degustazioni, anche se la vera sorpresa è stato l’ampio e arioso spazio dedicato alla fiera, caso questo ormai più unico che raro.
I produttori intervenuti sono stati 138 in rappresentanza di 17 regioni italiane oltre ad alcuni esteri provenienti da Austria, Francia, Georgia, Slovenia e Spagna. Meno ricca la parte relativa al food con due stand dedicati al formaggio ed uno ai salumi. La favorevole location ha permesso a tutti di poter entrare a contatto con un mondo, quello dei vini naturali, che ancora per molti rappresenta un territorio quasi del tutto inesplorato e tante sono state le sorprese, sia positive sia meno.
Quello che posso affermare con una buona dose di certezza è che finalmente è finito il tempo dei vini naturali con spiacevoli odori, non pronti o di basso livello; è stato infatti sorprendente scoprire gli enormi passi avanti compiuti da un movimento in continua crescita che non può non incontrare i favori del grande pubblico soprattutto oggi nell’imminenza di Expo 2015.
I molti produttori con i quali ho avuto modo di colloquiare mi hanno illustrato le nuove tipologie di coltivazione biologica, l’importanza riconquistata dall’intervento dell’uomo in vigna ed i sacrifici ed attenzioni che devono essere profusi dai vigneron nelle delicate fasi della vinificazione senza il sostegno di agenti chimici. Tutto questo mentre degustavo prodotti che possono o meno incontrare il favore del consumatore, ma che per certo garantiscono la loro integrità ed un importante aiuto verso il raggiungimento di una sostenibilità ambientale divenuta ormai imprescindibile in qualsiasi campo.
Entrando nello specifico dei prodotti presentati e da me degustati, ho scoperto cantine con vini che, ormai, avrebbero poco da temere in ipotetiche degustazioni alla cieca con vini classici e privi di certificazione biologica. Solamente in due casi, purtroppo, ho provato sensazioni sgradevoli sin dall’accostamento al naso del bicchiere e voglio credere che la causa fosse la cattiva conservazione della bottiglia od altri fattori non direttamente riportabili al vino in quanto tale.
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l’azienda Calafata di Lucca (www.calafata.it) con tre etichette, due rossi ed un bianco, capaci tutti di emozionare il bevitore. Parliamo di vini giovani, la prima annata in commercio è la 2013, con spiccate caratteristiche legate al territorio ed ai vitigni dai quali provengono. Il Levato di Majulina, a mio parere il migliore, si presenta con un profumo denso e strutturato, risultato della vinificazione di uve provenienti da vigneti vecchi di settant’anni che, recuperati e coltivati nel totale rispetto del territorio e dell’ambiente, sono ancora capaci di produrre uve di livello eccelso;
- il Poggio Concezione di Pitigliano (www.poggioconcezione.it), con vini espressione diretta del carattere della proprietaria, la signora Susanna, che mi ha spiegato come con questi suoi prodotti riesca ad amalgamare le caratteristiche uniche del terreno vulcanico sul quale crescono le viti con le particolari condizioni climatiche presenti in vigna durante tutto il corso dell’anno ed il suo Fanciot, che alla fine mi ha portato via il cuore;
- La Cantina Tunia di Arezzo (www.tunia.it) che, come scrivono i proprietari, è la realizzazione di un sogno, ed un sogno è effettivamente il loro bianco Chiarofiore che oserei definire commovente. Ho avuto la fortuna di parlare con Francesca, biologa ed enologa dell’azienda alla quale, vi assicuro, brillavano gli occhi parlando dei suoi ragazzi (i vini) e sono sicuro che chiunque di voi avrà la fortuna di mettere il naso in un bicchiere di Chiarofiore non lo dimenticherà tanto facilmente. In quest’ultimo caso è doveroso per me segnalare un suggeritore importante che mi ha portato a quest’ultima bottiglia, Francesco Saverio Russo (www.wineblogroll.com) senza il quale, probabilmente, non mi sarei neanche accostato al loro stand.
Tante altre sarebbero le cantine delle cui parlare perché tutte hanno saputo compiere immani opere di trasformazione, che hanno comportato e comportano tutt’oggi ingenti investimenti di tempo e denaro senza avere, peraltro, nessuna garanzia sul successo finale, ed il mio pensiero e l’”in bocca al lupo” va a tutti quei produttori che per un qualsiasi motivo ancora oggi non hanno ancora avuto l’occasione o la possibilità di raggiungere i loro obiettivi.
Il Live Wine 2015 è stata una manifestazione ben progettata e soprattutto ben riuscita, con gli organizzatori che pur utilizzando un format classico hanno avuto la capacità di riadattarlo ad un mondo come quello di questi nuovi vini che, senza dubbio, rappresentano il futuro dell’enologia italiana.
